Imparare giocando: il gioco puo’ trasformare l’educazione? – via Stanford University

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bambini imparano giocando

Dan Schwartz , professore alla Graduate School of Education di Stanford, ed altri esperti hanno dibattuto il potenziale di un nuova generazione di giochi educativi che abilitano gli studenti a interagire e compiere scelte.

Come esseri umani siamo abbastanza “smart”, intelligenti, ma in realta’ conosciamo molto poco dei meccanismi con cui l’uomo apprende.
I bambini invece lo sanno: giocando! Almeno finche’ non vanno a scuola! La’ e’ dove il gioco finisce e, spesso, anche l’apprendimento!

Questo il triste panorama descritto da esperti che hanno partecipato al dibattito su “educazione” e “gamification” (in inglese si definisce “gamification” l’approccio a rendere giocosa un’attivita’ per migliorarne l’efficacia) in cui nonostante tutto e’ emerso un comune ottimismo sulle prospettive di usare i giochi in ambito pedagogico.
[…]

“La mente umana e’ come un dispositivo “plug-and-play” che si adatta alle condizioni al contorno, non e’ fatta per essere usata da sola, va usata collettivamente, in network!”

I giochi ci permettono di fare proprio questo esercizio, permettono di usare cio’ che James Gee chiama “intelliganza collettiva”.

Collettivamente non siamo poi cosi stupidi!

Inoltre, i giochi aiutano a sviluppare attitudini “non-cognitive” -cioe’ non cosa conosci, ma come ti comporti- attitudini che i partecipanti hanno concordato nel considerare fondamentali per spiegare come impariamo e progrediamo nel sapere.

Secondo Gee, le capacita’ come la pazienza e la disciplina, che si dovrebbero acquisire da bambino,sono indicatori piu’ attendibili sulla possibilita’ di una persona di riuscire nella vita, meglio di quanto indichino i test di misurazione del livello di intelligenza (IQ score).

E proprio queste capacita’ “non-cognitive” sono meglio sviluppate con il gioco che con una classe tradizionale fatta di libri e esercitazioni.”

Leggi l’articolo originale in inglese qui

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