Make in Italy! Perché l’economia dei maker fa crescere l’Italia – via HuffPost

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L’Huffington Post sulla rilevanza del movimento dei Makers sulla potenziale crescita economica dell’Italia.

Negli Stati Uniti Barack Obama (vedi il video) ha sostenuto piu’ volte il movimento dei Makers come fonte di innovazione, creatività’ e imprenditorialità’ quindi leva dello sviluppo economico e sociale. Il sito della Casa Bianca ospita una sezione dedicata ai Makers,”Nation of Makers

Anche l’Italia e’ considerata una Nation of Makers: il movimento dei Makers e’ vivo e in continua crescita, all’avanguardia, insieme agli USA, grazie all’innata creatività’ e alla tradizione manifatturiera e artigianale che ci viene riconosciuta. Il progetto del Ministero dell’Istruzione e Ricerca Scientifica ha stanziato 1 miliardo per la trasformazione digitale con il Piano nazionale Scuola Digitale: formazione agli insegnanti, strumenti e contenuti  per disegnare il futuro.

Particolarmente calzante un passaggio di questo articolo ripreso da Wired  che riprende i principi ispiratori della Ludoteca Archimedea

“Oggi non avete bisogno di chiedere il permesso di nessuno

per inventare delle cose meravigliose”

Ed e’ proprio questo lo spirito della Ludoteca Archimedea che vuol promuovere la cultura dei makers, la cultura delle tecnologie digitali, stimolare la creativita’ e la capacita di “saper fare” a partire dai bambini e dai ragazzi, a scuola e nel tempo libero coinvolgendo i genitori e le famiglie perche’ inventare e’ un gioco da ragazzi!

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Ancora alcuni spunti dall’articolo “[…]Molte delle tecnologie del mondo dei Makers sono “Open” cioe’ pubbliche e liberamente accessibili da tutti per essere utilizzate, migliorate e poi nuovamente condivise.

Alla Scuola di Interaction Design di Ivrea nasce Arduino, un progetto di hardware opensource, dal quale arriveranno una serie di schede (microcontrollori) a basso costo e facili da usare. Da quel momento chiunque, con pochissimi soldi e senza conoscenze tecniche specialistiche, puo’ realizzare progetti di elettronica.

All’università di Bath, un docente di ingegneria meccanica, Adrian Bowyer lancia il progetto RepRap (Replicating Rapid Prototyper), ovvero una stampante 3D in grado di produrre i suoi stessi componenti. Grazie al fatto che il progetto è open-source, da quel momento chiunque, con pochissimi soldi, sarà in grado di farsi una stampante 3D: il boom di stampanti a basso costo e sempre più evolute, nasce lì: a Bath.

Il digitale, ormai lo stanno capendo tutti, non riguarda solo il mondo digitale, quello dei siti e delle applicazioni per intenderci; ma è entrato nel mondo degli oggetti fisici e in un certo senso lo governa. I bit decidono il destino degli atomi. Ed è con questo nuovo paradigma che un paese che ha nell’eccellenza manifatturiera il suo storico punto di forza deve fare i conti.[…]”

Leggi l’articolo originale su Wired 

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