Skill mismatch: perché in Italia si fabbricano laureati “inutili” per le imprese – da IlSole24Ore

Si chiama “skill mismatch” ed è una delle maledizioni italiane. Soprattutto per i giovani. Sì perché il nostro Paese è il terzo al mondo con il più alto disallineamento tra le discipline di studio scelte dai giovani e le esigenze del mercato del lavoro.

Un recente studio realizzato da Anpal e Unioncamere ha rivelato come il 31% delle aziende riscontri «difficoltà di reperimento» per 1,2 milioni di contratti programmati nei primi tre mesi del 2019.

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In Italia, esistono contemporaneamente un problema di sotto-qualifica e un problema di sovra-qualifica della forza lavoro.

Da una parte la carenza di laureati rende l’offerta di lavoro italiana sottoqualificata, ma dall’altra “l’alta percentuale di sovra-qualificati (circa il 20% della forza lavoro) è legata a caratteristiche strutturali del sistema produttivo italiano, con micro-imprese con produzioni a basso valore aggiunto.

La particolarmente alta percentuale di sovra-qualificati tra i laureati “Stem” (in discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche), dotati di skills particolarmente ricercate in economie ad alto valore aggiunto, indica precisamente un ritardo strutturale del sistema produttivo del Paese”.

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IL MOMENTO CRUCIALE DELLA SCELTA DELLE SUPERIORI

In sostanza, nella scelta della scuola superiore le famiglie sono troppo focalizzate su aspetti di breve termine (il gradimento dello studente, l’impegno necessario, la qualità percepita dell’istituto) e troppo poco sugli aspetti di lungo periodo, come le prospettive in termini di mercato del lavoro o accesso all’università.

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