Vodafone lancia “What will you be?”, piano per formare i giovani nel Digitale

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Mentre ci interroghiamo sulla disoccupazione da robot nella realtà facciamo fatica nel trovare giovani in grado di scrivere, sviluppare e integrare le montagne di software necessarie per guidare l’Internet delle cose e per garantire al sicurezza dei sistemi di pubblica utilità,Vodafone ha deciso di lanciare quello che giudica il più vasto programma internazionale sulle professioni del futuro con l’obiettivo di raggiungere tramite una piattaforma web (Future Jobs Finder) dieci milioni di giovani — di cui mezzo milione solo in Italia — e metterli in condizione di trovare lavoro. Il programma si chiama «What will you be?», con un po’ di libertà potremmo tradurlo «Cosa farai da grande?» e riguarda 18 Paesi.

Spiega Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia: «Nei prossimi anni rischiamo di trovarci di fronte a uno squilibrio occupazionale che riguarderà tutta l’Europa. La Commissione di Bruxelles stima che 500 mila posti di lavoro non verranno coperti proprio perché non avremo le competenze necessarie. E’ un collo di bottiglia che non ci possiamo permettere. Già oggi del resto mancano gli esperti di sicurezza informatica e i tecnici capaci di scrivere un codice software a prova di hacker».

Prima di lanciare l’iniziativa Vodafone ha commissionato a YouGov un ricerca su un campione di 6 mila ragazzi dai 18 ai 24 anni in 15 Paesi. Ebbene il 67% afferma di non ricevuto sufficienti consigli sulla sua carriera (in Italia il dato sale al 69%) e più di un quinto (23%) ha perso fiducia e teme di non avere le competenze, anche basiche, per qualsiasi lavoro. Questa percentuale in Italia è leggermente inferiore (21%) ma è comunque allarmante. E’ una potenziale fabbrica di nuovi Neet. «La ricerca è estremamente interessante — commenta Bisio — specie se i dati vengono comparati da Paese a Paese. Colpisce che i ragazzi italiani siano più disinformati degli altri sulle potenzialità del digitale, siano decisamente più orientati a trovare il posto fisso ma alla fine si professino ottimisti, convinti che in qualche modo se la caveranno. E’ una contraddizione da approfondire».

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